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 Remo Piccinotti

Remo Piccinotti  di professione  progettista meccanico, grande appassionato  di meteorologia . Dispone di numerosi dati relativi al clima  del  territorio Botticinese  e Bresciano da lui raccolti ed archiviati  negli ultimi 35 anni e cura questa pagina . Tutti i dati riportati sono comunque frutto di raccolta personale e empirica. Non hanno pretesa di ufficialità.

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Temporali autorigeneranti. Cosa sono. Come si formano.
Come si formano e come evolvono questi autentici mostri del cielo?
Il principio è lo stesso di qualsiasi temporale: arrivo di aria più fredda che solleva l’aria calda col suo carico di umidità.
Condizione primaria: il pescaggio del temporale deve partire dal mare. Per questo motivo i temporali autorigeneranti si sviluppano più di frequente nei mesi autunnali, quando le acque dei nostri mari sono ancora calde e tendono a caricare l'atmosfera più fredda soprastante di notevoli quantitativi di vapore acqueo.
Punto secondo: una volta innescato, il temporale deve essere trasportato dalle correnti in quota verso la terraferma. Questo fa si che la pioggia cada a una certa distanza dal punto di “pescaggio” e quindi la ricaduta di aria fredda verso il suolo non vada a interrompere il meccanismo, anzi, per la naturale rotazione dei venti, l’aria fredda andrà a essere risucchiata verso il largo, contribuendo a sollevare l’aria calda e il suo carico di umidità.
Punto terzo: se la terraferma si sviluppa con le caratteristiche di catena montuosa e offre uno sbarramento ai venti che alimentano il temporale, il meccanismo di sollevamento dell’umidità verso l’alto verrà esaltato. A questo punto il processo descritto si autoalimenta e può continuare con intensità per numerose ore.
Manca solo un elemento a renderlo devastante: la staticità, cioè il fatto che continui a insistere sulla stessa zona. Quindi aggiungiamo l’ultimo tasssello.
Punto quarto: la conformazione delle montagne lungo la costa, generalmente con una forma a “scodella” e il fatto che le correnti calde e fredde si scontrino proprio davanti ad essa. La linea di convergenza è il fuoco e la scodella orografica alle sue spalle il camino. Il sistema può restare immobile per ore fino a chè non subentrano fattori accidentali a interromperlo, come correnti a getto in quota oppure il naturale esaurimento dell’energia in gioco.
Quasi sempre questi fenomeni provocano un alluvione poiché in poche ore scaricano centinaia di mm. di pioggia, a volte quanta potrebbe caderne in sei mesi.
E’ un fenomeno abbastanza frequente purtroppo sulla costa ligure e sull’alta Toscana, dove le montagne si elevano decise e arcuate a pochi km dal mare e dove generalmente avviene lo scontro tra i venti sciroccali da sud e le correnti fredde in caduta dalla valle del Rodano. Stessa situazione si genera a volte in sardegna, nella zona sud-est, come sta avvenendo in queste ore (lunedì 18 nov. ore 13) e che probabilmente sentiremo citare nei telegiornali della sera.
A tale proposito allego l’immagine attuale della Sardegna e la fotografia radar di uno dei tanti che si sviluppano nella zona ligure-toscana.
UNA CURIOSITA.
Le rare e modeste alluvioni che si sono verificate nella zona di Botticino nel corso degli ultimi quarant’anni, sono state sempre causate da un fenomeno di questo tipo.
Anche se non siamo vicini al mare, tuttavia il calore e l’umidità della pianura padana, può essere incanalato dall’arrivo di un fronte freddo, dalla scodella naturale della Valverde alle spalle della quale si erge il monte Dragone a esaltare le correnti ascensionali. Da noi il fenomeno non è mai durato più di 90-120 minuti per un apporto massimo di circa 120mm di pioggia. Immaginate quindi cosa può provocare un mostro che dura 4-6 ore e ne scarica 400-500mm!

www.sangallopresepio.it
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COS’È E COME NASCE UN CICLONE MEDITERRANEO.

In questa prima fase di novembre i telegiornali hanno dato ampio risalto alle violente e insistenti piogge che hanno messo in crisi l’Italia centromeridionale in particolare a ridosso dell’Appennino umbro, marchigiano e emiliano. Una situazione che potrebbe ripetersi nuovamente fra pochi giorni e comunque non rara sul nostro centro-sud..
In questi casi compare sempre il termine: ciclone mediterraneo.
Cos’è e come si forma?.
Farò il possibile per spiegarlo sinteticamente, anche se non è facile ridurre a poche parole una situazione molto complessa, forse la più affascinante dal punto di vista meteorologico e sicuramente quella in cui si sviluppano inimmaginabili quantità di energia.

I CICLONI TROPICALI O URAGANI, come comunemente vengono chiamati sono noti alla cronaca perché ogni anno colpiscono con inaudita violenza le regioni americane e le isole in prossimità del Golfo del Messico oppure, come accaduto nei giorni scorsi, le isole Filippine con tragiche conseguenze.
Il meccanismo che porta alla formazione di un uragano è oggetto continuo di studio da parte degli esperti, è complesso e richiede il realizzarsi di 5 o 6 condizioni indispensabili perché la mortale trottola si metta in movimento.
Diciamo solo che nasce a pochi gradi di latitudine nord o sud rispetto all’equatore; che richiede una temperatura del mare molto elevata, almeno 27°, ha bisogno di una perturbazione anche modesta che lo innesta e sfrutta la rotazione terrestre e l’ondulazione dei venti costanti Alisei. Una volta partito si autoalimenta aumentando la sua velocità e la sua forza fino a ché la sua corsa non lo porterà fuori dalle traiettorie in cui le condizioni ideali possano continuare a tenerlo in vita.

I CICLONI EXTRATROPICALI O (da noi) MEDITERRANEI pur vivendo di alcuni degli stessi principi, basilari in meteorologia, nascono da una situazione completamente diversa e non potranno mai raggiungere la potenza dei loro fratelli maggiori.
Questo non significa che non possano essere distruttivi e mortali diventando delle vere e proprie bombe d’acqua.
Tutto nasce dalla normale ondulazione del vortice polare, nastro trasportatore di quasi tutte le perturbazioni che entrano nel mediterraneo.
In alcune circostante però il vortice polare rallenta la sua corsa e permette alle alte pressioni tropicali di gonfiarsi in direzione della Groenlandia. Ad ogni azione corrisponde una reazione ed ecco che, spintonato da un lato, l’ammasso di aria fredda scivola verso il basso lungo il bordo dell’alta pressione. Risultato: una massa fredda e instabile dalla Scandinavia o dalle zone baltiche scende a ritroso verso l’Europa centrale. A volte interrompe la sua corsa contro le Alpi, ma se la sua direzione è più occidentale, passa sulla Francia e dalla Valle del Rodano si getta nel Mediterraneo.
Qui trova due condizioni importantissime e indispensabili che la supportano: il mare Mediterraneo molto più caldo e la conformazione stessa dell’Italia che crea un arco naturale, dalla Calabria al Golfo Ligure e che diventa ostacolo e esaltazione dei venti. Il fronte freddo in discesa richiama automaticamente le masse d’aria calda del Nord Africa che risalendo l’Appennino vengono avviate a un moto rotatorio.
Questo è ciò che accade quasi sempre, ma non basta per generare il ciclone.
Un’altra condizione è indispensabile: l’alta pressione deve allargarsi sull’Europa del nord, chiudendo il canale che alimenta la discesa di aria fredda. A questo punto il sistema diventa un organismo a se stante ed evolve in goccia fredda. L’aria calda che risale si gonfia di umidità e si solleva naturalmente sopra quella fredda diventando fortemente instabile. L’Appennino favorirà questa rotazione formando un fronte occluso e la trottola ha inizio. La nostra perturbazione è in trappola. Il suo fulcro, per una questione geografica finisce per collocarsi sull’alto tirreno o sul Golfo di Genova e la posizione è la più propizia perché il mare caldo continui ad alimentare di umidità le nubi che, spinte da un moto rotatorio sempre più intenso scaricano sotto forma di pioggia sui versanti più esposti. Per alcuni giorni, anche sei o sette, il lato ovest della Calabria, della Campania e del basso Lazio da una parte; la Puglia, l’Abruzzo, le Marche e, sulla ritornante l’Appennino romagnolo, sono soggetti a piogge insistenti e a venti intensi alternati a brevi pause che subito lasciano spazio a nuovi peggioramenti.
Il tutto terminerà quando le due masse d’aria, quella fredda e quella calda avranno raggiunto un equilibrio e il sistema perderà energia.
I maggiori disastri ambientali e straripamenti di fiumi al centro sud accadono in queste circostanze; è cronaca di questi giorni e di tante altre situazioni analoghe.

UNA CURIOSITA’: Quando una simile situazione si verifica in pieno inverno, dopo un periodo molto freddo e in presenza di un forte anticlone gelido sull’Europa orientale, può dare origine a un evento storico, seppellendo la costa adriatica sotto montagne di neve, come accadde nel Febbraio del 2012. In quella circostanza, dopo una settimana di ripetute e furiose nevicate, la città di Cesena, in pianura  a 10 km dal mare fu sepolta sotto 2 metri di neve e tutto l’Appennino fu completamente isolato.

SPETTACOLARE ESEMPIO DI CICLONE EXTRATROPICALE
(IN FONDO ALL'ARTICOLO) IL CICLONE MEDITERRANEO ROLF, DEL 2011 (osservare il centro del ciclone sull'alto Tirreno)