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 Remo Piccinotti

Remo Piccinotti  di professione  progettista meccanico, grande appassionato  di meteorologia . Dispone di numerosi dati relativi al clima  del  territorio Botticinese  e Bresciano da lui raccolti ed archiviati  negli ultimi 35 anni e cura questa pagina . Tutti i dati riportati sono comunque frutto di raccolta personale e empirica. Non hanno pretesa di ufficialità.

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Il tempo non è più quello di una volta.

 

Questa è la frase che fa arrabbiare qualsiasi appassionato di meteorologia.Io sono fra questi. Vi spiego perché. Sono nato una sessantina di anni fa a Botticino Mattina. Ora vivo a Sera e alcuni miei parenti sono di San Gallo.

Ho passato l’infanzia ad ascoltare il nonno materno e quello paterno, entrambi appassionati di meteorologia. Era un continuo scrutare il cielo. E io mi muovevo in sintonia con loro, senza perdere un sospiro, un’imprecazione, un lampo di soddisfazione o delusione ogni volta vedevano realizzarsi o meno le loro previsioni.

Fu allora, dall’età di tre, quattro anni, fin quasi all’adolescenza che imparai a distinguere le mille facce dello stesso cielo. Imparai che le nuvole sono il risultato dello scontro tra masse d’aria. La temperatura, l’umidità, la direzione dei venti, l’altezza del sole, se diversamente combinati, possono creare il classico batuffolo bianco come il più spaventoso degli uragani.

L’appassionato di meteorologia impara a fiutare in anticipo questi elementi e a prevederne le conseguenze.
L’amore per gli eventi atmosferici, se assorbito in tenera età, non abbandona più il suo portatore.

Al punto che un giorno del 1978, sfiduciato dalla labilità della memoria e dal modo emotivo e poco scientifico di ricordare gli eventi del passato, ho deciso di cominciare a documentarli.

Non ho mai avuto grandi pretese: una semplice stazione barometrica, un pluviometro, dei quaderni su cui scrivere ogni giorno e tanta passione nell’osservare il cielo

Oggi canali televisivi, giornali, siti internet, sfornano previsioni, cartine, immagini satellitari. Allora c’era solo il colonnello Bernacca che prima di cena, con una semplice lavagna luminosa, cercava di erudirci sui segreti delle pertubazioni.

Cosa è cambiato in questi trenta o quarant’anni?

Bernacca e i suoi colleghi avevano una grande competenza e pochissimi strumenti.

Fare previsioni attendibili, oltre i due, massimo tre giorni era pressoché impossibile.

Oggi la potenza degli elaboratori e delle riprese satellitari a disposizione è impressionante.

Purtroppo l’esperienza vera, quella che deriva dalla costante e attenta osservazione del cielo è scesa a livelli molto bassi.

Il risultato è un susseguirsi, un accavallarsi di previsioni, di smentite, di interpretazioni  spesso contrastanti che lasciano sconcertati

Possiamo riassumere così: gli strumenti odierni consentono di arrivare a una previsione attendibile  sei, massimo sette giorni prima di un evento, ma…

La casistica dei ma è talmente variegata e complessa che ci si potrebbe perdere il sonno. Diciamo che alla fine l’attendibilità di una previsione, a livello locale, viene ancora dalla capacità di osservare il cielo e dalla conoscenza del territorio su cui si vuol emettere una previsione. Tenendo naturalmente conto dei dati satellitari, che sono comunque importantissimi.