Fiabe per grandi e piccini, scritte da Antonella Matarozzo

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Antonella Matarozzo sono nata e vissuta in Val Trompia fino a quando, nel 1999 ho sposato Massimo; con lui sono cresciuta e ho condiviso metà della mia esistenza, con lui spero di invecchiare. Vivo a San Gallo, una piccola oasi verde sperduta nelle colline Botticinesi. Per nulla agile, sinuosa o flessibile sono completamente negata per lo sport e la danza; sono stonata come una campana ma questo non mi impedisce di cantare a squarciagola per e con i miei bambini. Dotata di fantasia sfrenata, ancora oggi adulta e madre di famiglia, mi lascio distrarre da immaginarie farfalle che volteggiano nella mia mente, mi perdo spesso in interminabili voli pindarici, rischiando di bruciare la casa o di allagarla, mi scordo spesso cose importanti e semino pezzi di me ovunque mi trovi.

 

Per lui siamo diventati narratori. Dal primo sbocciare in lui del linguaggio abbiamo incominciato a raccontargli delle storie. Era un talento che ignoravamo di avere. Ma il suo piacere ci ispirava, la sua felicità ci dava le ali. Per lui abbiamo moltiplicato i personaggi, concatenato gli episodi, raffinato gli accorgimenti…Siamo diventati il suo romanziere. Se invece non abbiamo avuto questo talento, se gli abbiamo raccontato le storie degli altri, e anche piuttosto male, cercando le parole, storpiando i nomi propri, confondendo gli episodi, unendo l’inizio di un racconto con la fine di un altro, poco importa…E anche se non abbiamo raccontato affatto, se ci siamo limitati a leggere a voce alta, eravamo il suo romanziere, il narratore unico grazie al quale ogni sera lui si infilava nel pigiama del sogno prima di scomparire sotto le lenzuola della notte. O meglio eravamo il libro. Come ci piaceva spaventarlo per il puro piacere di consolarlo! E lui, come chiedeva quello spavento! Già così poco credulone, eppure tutto tremante di paura. Un vero lettore, insomma. Questa era la coppia che formavamo allora, lui, il lettore, così astuto, e noi, il libro, così semplice.

(D. Pennac – Come un romanzo)


Disegno discretamente e amo i piccoli lavori manuali nei quali cerco di cimentarmi appena possibile, per restituire vita nuova a vecchi mobili o, grazie all'aiuto di mio marito, realizzare dal nulla nuovi accessori o veri e propri pezzi di arredamento per la mia casa in continua evoluzione. Appassionata lettrice di tutto, pure delle istruzioni di lavaggio sulle mutande, nel cassetto ho da sempre la lista dei libri che vorrei o dovrei leggere, propositi che vanno regolarmente in fumo quando, in procinto di fare un acquisto, seguo l'istinto e compro tutt'altro. Amo l’odore dei vecchi libri e il fruscio delle pagine ingiallite che risuonano nella stanza; leggerei all’infinito i libri di Pennac, Benni, e Allende. Ho collaborato con la scuola primaria di San Gallo tenendo un laboratorio di letteratura dedicato alle fiabe; mi esibisco come voce narrante con il quintetto Cidneo portando, nelle scuole che lo richiedono, l'opera musicale Pierino e il Lupo; di tanto in tanto collaboro con la Banda di Botticino presentandone alcuni concerti. Sono mamma di due bambini a cui dedico ogni respiro, per i quali modifico i percorsi della vita adattandomi e modellandomi sia fisicamente che emotivamente a seconda delle loro necessità.

Come già detto amo la letteratura, e da sempre mi è venuto naturale condividere questa passione con i miei figli raccontando loro ogni cosa mi saltasse in mente; ovviamente sono diventati insaziabili “ascoltatori” , si nutrivano di fiabe e racconti, adoravano vederne crescere trame e intrecci le storie dei libri non bastavano più, non saziavano la loro fame di mondi fantastici e avventura, ho dovuto attrezzarmi quindi, e inventare nuovi racconti, a volte per divertirli e a volte per cercare di insegnare loro qualcosa; alcuni di questi sono stati raccolti in un libro di fiabe scritto a quattro mani con mia sorella minore Melania.                        (Per contatti:mailto:maxbusiam@libero.it.)

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  I libri sono ottimi amici, regali infallibili e bomboniere originali, divertenti e bene augurali. Coloro che fossero interessati all'acquisto del libro possono rivolgersi all'autrice contattandola al seguente indirizzo di posta elettronica    mailto:maxbusiam@libero.it.

 

Fiabe da ascoltare 

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Le caprette di Luisa

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DUE FAVOLE CONTENUTE NEL LIBRO  DI ANTONELLA  MATAROZZO " E  VISSERO FELICI E CONTENTI"

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                                                                                                 IL PRINCIPE DI LATTA


C’era una volta un ragazzo bellissimo. Aveva capelli lucidissimi, occhi grandi e profondi con lunghe ciglia nere e profilo perfetto.

Era il principe di Zonzo e tutti lo stimavano.

Le anziane signore lo volevano come nipote e le mamme come figlio, le bambine come fratello maggiore e le ragazze come marito. Tutte impazzivano per lui, e quando sfrecciava sulla sua auto sportiva, lo guardavano a bocca aperta tra mille sospiri; per non parlare di quand
o sorrideva con i suoi denti bianchi e brillanti e usava lo sguardo ammaliatore.

Era troppo vanitoso per innamorarsi, amava solo se stesso. Si cibava di complimenti e lusinghe e aveva occhi solo per sé. Su ogni superficie lucida cercava la sua immagine, e guardava la sua ombra per ammirare il suo profilo. Si stancava presto di ogni conquista, infrangendo i cuori di tutte, aggiungendo ogni volta una tacca alla sua spada.

Si mormorava fosse un conquistatore e si comportava come uno sciupa femmine ma il vero amore non lo aveva mai incontrato.

Un giorno mentre guidava e si specchiava, andò a sbattere in pieno contro un albero sul ciglio della strada; non aveva ancora imparato che bisogna stare attenti alla guida e questo era il risultato! Dopo aver controllato nello specchietto retrovisore che i capelli fossero in perfetto ordine, perse i sensi.

Al suo risveglio si ritrovò al lato della strada, accanto all’albero contro cui aveva sbattuto. La sua bella auto non c’era più e sentiva molto freddo. Era spaesato e il suo corpo gelato. Cercò di muoversi e sentì degli striduli rumori di lamiera. Alzò un braccio e poi l’altro, TERRIBILE! Tirò su le gambe, IMPRESSIONANTE! Aveva gli arti di latta. Si toccò il busto e il viso, osservò le sue mani, tutto era di latta.

Il corpo che lui curava con estrema attenzione, e di cui amava ogni piccolo particolare, era diventato un grosso barattolo, opaco e senza grazia!

I suoi bei capelli? Striduli riccioli semi arrugginiti. Le giunture cigolavano, le dita erano rigide e non avevano sensibilità.

Ad un tratto una splendida fata apparve dal nulla, lo guardava e sorrideva. Egli cercò di sistemarsi e sfoderò il sorriso più affascinante che poteva, sicuramente con il suo charme sarebbe venuto fuori in un attimo da quella stramba situazione.

La fata lo zittì immediatamente, anzi non gli fece nemmeno aprire bocca.

“Sei un uomo egoista e cattivo. Sfrutti la gente approfittando del tuo potere e del tuo fascino, te ne freghi del tuo popolo e dei sentimenti della gente. Ti compri macchine sportive e abiti all’ultima moda e loro muoiono di fame! Ti prendi gioco delle ragazze che si innamorano di te, spezzando loro il cuore. Ho cercato di avvisarti molte volte, ora siamo arrivati alla resa dei conti!”, sentenziò.

La fata usava parole dure. Lo guardava con disprezzo e gli sorrideva con commiserazione.

Sarebbe rimasto per sempre un uomo di latta se non avesse imparato ad amare il prossimo.

“Un amore puro e disinteressato”, lo ammonì la fata.

Non gli lasciò nemmeno il tempo di chiedere in che modo e per quanto avrebbe dovuto vivere così. Non poté neppure piagnucolare un po’. La creatura svanì.

Prese a girovagare per i boschi, ormai aveva perso la cognizione del tempo e dello spazio. Non poteva dormire e neppure mangiare. Cercava di nascondersi, nessuno doveva vederlo in quelle condizioni! Voleva specchiarsi ma non trovava nulla in cui poter riflettere la propria immagine. Trovò un laghetto e vi si sedette accanto.

Passarono mesi, anni, e lui era ancora lì. Si era arrugginito e dei rovi si erano arrampicati su di lui coprendolo quasi completamente e ancora non aveva iniziato a pensare, non aveva imparato la lezione. Il suo tempo stava per scadere, di lì a poco la ruggine lo avrebbe reso friabile e si sarebbe sgretolato, o i rovi lo avrebbero avvolto per sempre soffocandolo.

In un’assolata mattina di primavera un vento caldo fortissimo si alzò. Era il vento del sud, che aveva portato con sé una ragazza. Era bellissima, aveva capelli ricci lunghissimi, avvolti da mille fili d’oro, occhi grandi e profondi come la notte, il corpo esile e flessuoso volteggiava nell’aria avvolto dalle ali di Iside. Il sole la baciava e il vento la accarezzava. Il suo profumo era dolce e travolgente. Indossava una gonna lunga dai mille veli, un corpetto di pietre preziose e in vita le tintinnava una cintura di mille monetine splendenti.

Il ragazzo quasi non notò quella splendida apparizione, si curò soltanto delle monetine cercando di riflettersi.

La giovane piangeva disperatamente seduta su una pietra, senza accorgersi della presenza dell’uomo di latta. Pianse per tre giorni e tre notti, poi finì le lacrime. Si sciacquò il volto e gli occhi gonfi e quasi le prese un colpo quando vide la strana creatura semi nascosta dai rovi.

La toccò, la esaminò scrutandola attentamente, poi, quando capì che era viva, gli parlò. Niente. L’uomo di latta continuava a guardare il laghetto, senza la minima intenzione a socializzare.

La ragazza guardava quello strano essere con occhi pieni di compassione. Lo ripulì dalle erbacce cercando di spostare le spine più grosse; usò il suo olio profumato per ammorbidire le giunture ed eliminare un po’ di ruggine. Lo curò e gli parlò per giorni e giorni raccontandogli del suo regno lontano e dei suoi viaggi strabilianti. Un giorno l’uomo di latta sentì dentro di sé un calore fortissimo e decise di distogliere lo sguardo dalla sua immagine e di osservare meglio quella profumata ragazza.

Lei sorrise e lo baciò. Finalmente stava cominciando a vedere con occhi diversi; vide il bosco e i suoi bellissimi colori, vide quella splendida fanciulla e dimenticò se stesso.

Parlarono di quello che gli era successo e dell’amore disinteressato a cui il giovane non credeva.

La fanciulla disse: “E’ impossibile non credere alla forza dell’amore. Romeo e Giulietta sono morti in nome dell’amore. Un principe ha risvegliato la bella addormentata nel bosco e un altro è riuscito a riportare in vita Biancaneve, avvelenata da una mela, con un bacio d’amore. L’amore è forte, fortissimo e può ogni cosa!”

Divennero amici, lei si prendeva cura di lui con attenzione e meticolosità, dimenticando di essere lontana da casa. Lui le porgeva le more più dolci e succulente per sfamarla. L’estate ormai era inoltrata e i rovi crescevano impietosi addosso all’uomo di latta. La ragazza cercava con tutte le forze di deviarne il percorso, ma erano forti e le terribili spine erano assai velenose.


Quella pianta pareva sotto qualche strano incantesimo! Ogni giorno cresceva a dismisura e il tempo ormai stava per scadere.

Una mattina, quando la giovane si svegliò vide a malapena gli occhi dell’uomo di latta. Stava per scomparire. Egli le disse di non preoccuparsi. La guardava con amore e la ringraziò di quanto aveva fatto per lui; le chiese di non provare ad aiutarlo perché quelle spine erano velenose e lui non poteva permettere che le succedesse nulla di male. Se solo l’avesse incontrata prima. Piangeva mentre le ultime foglie lo ricoprivano. Piangeva perché non avrebbe più potuto godere della compagnia di quella dolce ragazza. Niente più discorsi interessanti, e basta con le storie di paesi lontani. Si era innamorato. Ora ne sentiva il calore e ne capiva la forza. Aveva sprecato un’intera esistenza pensando solo a se stesso, bruciato gli anni migliori inseguendo un’immagine riflessa. Era solo colpa sua e non serviva a nulla avere rimpianti. Lei gli gridò il suo amore ed egli sentì che era felice, chiuse gli occhi e aspettò la fine.

Finalmente non sentiva più freddo e gli pareva di essere leggero. Aprendo gli occhi si aspettava di essere in paradiso. Vide la fata che lo aveva reso di latta e la ringraziò per la lezione. Si rammaricava di aver capito troppo tardi e chiese scusa per il male che aveva fatto quando era uomo. La fata lo guardò con dolcezza e baciandolo sulla fronte gli augurò ogni bene e felicità scomparendo in mille bagliori scintillanti. Si ritrovò accanto alla sua principessa che affranta com’era non lo notò neppure. L’uomo di latta era morto e il principe era ritornato. La ragazza non capiva ma poi, scrutando negli occhi di quello straniero, ritrovò l’essere di cui si era innamorata e lo abbracciò. In quel momento il vento del sud ritornò portandosi via la principessa e il suo nuovo amore. Insieme partirono per luoghi lontani e nuove avventure da vivere insieme amandosi. Lui era ancora bello ma decise che non gli servivano più gli specchi, era sufficiente riflettersi negli occhi dell’amore. E così vissero a lungo baciandosi, felici e contenti.


                                                                                                       ALESSANDRO RE


Niente da fare, non era giornata per Alessandro, era arrabbiato: la cena era troppo calda, la bistecca troppo grande, le verdure sapevano troppo di verdure, l’acqua era troppo fredda e il pane troppo morbido.

Non aveva riordinato la sua cameretta e si era beccato una punizione dritta sparata dalla mamma.

Niente giochi dopo cena, niente televisione, niente favola o bacio della buona notte, lavare i denti e a nanna!

La mamma si assicurò che il bambino avesse fatto quello che doveva, spense la luce della cameretta e chiuse la porta sbattendola. Alessandro era molto nervoso. Iniziò a passeggiare in su e in giù, guardava fuori la luna piena e, iniziò a pensare che, se fosse stato re, tutto questo non sarebbe successo. Avrebbe deciso lui cosa poteva e non poteva fare, cosa andava bene oppure no, cosa era giusto dire e cosa era meglio tacere, non ci sarebbero state punizioni e neppure mamme brontolone pronte a rompergli le scatole per ogni sciocchezza. Quello era certo.

La mattina Alessandro si svegliò e con grande sorpresa scoprì che i suoi desideri si erano avverati.

ERA RE!

Dormiva in un grande letto pieno di cuscini, con cui poteva fare la lotta facendo uscire tutte le piume senza essere sgridato, e fare salti altissimi senza che la mamma lo riprendesse ogni minuto. Che salti su quel letto morbidissimo! E le lenzuola? Tutte arrotolate da una parte, ma chi se ne importava? Lui era il re!

La camera era attraversata dalla ferrovia: un trenino rosso fiammante carico di passeggeri e con il vagone per il trasporto delle giraffe!

C’erano peluches di ogni tipo! Tutti e sette i nani, Biancaneve; tutti i personaggi della sua favola preferita e tutta la serie dei dinosauri.

Evviva iniziava a divertirsi.

Ordinò un circo tutto per lui, con pagliacci e acrobati che lo facessero divertire.

Per colazione gelato vaniglia e cioccolato. Volle draghi veri all’ingresso del palazzo che sputavano fuoco a tutti quelli che si avvicinavano. Carretti dello zucchero filato in ogni stanza e alberi di frutta caramellata in giardino. C’era una vasca sempre piena di bolle in cui ci si poteva tuffare. Decise che poteva bere sempre la coca cola e mangiare le caramelle prima dei pasti. In soggiorno c’era un piano forte con i tasti così grandi che per suonarlo ci si doveva saltare sopra, e non c’era nessuno che gli diceva di fare piano perché altrimenti si sarebbe rotto.

Abolì le verdure; il pisolino pomeridiano; il doversi lavare i denti dopo ogni pasto, e le regole in generale.

Il primo giorno fu spettacolare, e all’ora della nanna si accorse che non importava se mancava il bacio della mamma, lui era Re!

I giorni passarono e Alessandro invece di essere sempre più felice era sempre più triste.

Il gelato a colazione gli faceva venire il mal di pancia. Il drago sputava fuoco su tutti quelli che volevano avvicinarsi così nessuno andava più a trovarlo. La frutta caramellata lo aveva disgustato e i denti iniziavano a fargli male.

I pagliacci e gli acrobati non lo divertivano più. Le coccole della mamma e il suo profumo, la sua bistecca che era cotta e calda al punto giusto, le verdure che sapevano di verdure ma erano sane e gli facevano tanto bene, l’acqua che era così buona, gli fecero venire le lacrime agli occhi.

Nessuno lo sgridava e nessuno gli diceva cosa fare, ma nessuno lo abbracciava o gli rimboccava le coperte, nessuno lo aiutava a vestirsi e si prendeva cura di lui.

Era un povero Re, con solo una corona in testa.

Quella sera andò a letto presto e, stanco delle lacrime e dei singhiozzi, desiderò fortemente tornare a casa e riabbracciare la mamma, non importava se spesso litigavano e fioccavano le punizioni e a volte qualche sculaccione. Ora capiva che i suoi genitori lo amavano e facevano ogni cosa per il suo bene.

La notte fu lunga e agitata ma la mattina seguente sembrò tutto un brutto sogno. Si ritrovò nel suo vecchio lettino accanto a quello di sua sorella, i giochi erano i suoi vecchi giochi e soprattutto non c’era nessuna corona. Corse felice a svegliare la mamma e l’abbracciò forte forte. Quel giorno si comportò bene, talmente bene che non ricevette nessuna punizione. La sera mamma e papà vollero addirittura premiarlo con una corona, così poteva diventare re.

Ma Alessandro, rinunciò al titolo dicendo che al momento non si sentiva pronto. L’avrebbe però, tenuta da parte perché... non si sa mai…

                                                                                                  E VISSERO FELICI E CONTENTI

                                                                         FIABE RACCOLTE NEL LIBRO DI ANTONELLA MATARAZZO

-LE CAPRETTE DI LUISA: è molto divertente e i bambini la amano alla follia, contiene momenti di suspance e il cattivo è veramente pittoresco...


                                                                                                                      

-IL PRINCIPE DI LATTA: parla di amore disinteressato, di egoismo e di come anche il più arido degli uomini può
 imparare a pensare anche al prossimo; insomma non è mai troppo tardi per redimersi!



-IL BIANCONIGLIO: ci siamo, in parte, ispirate a C. Dickens e a Lewis Carrol (scusate la bestemmia!), questa fiaba nasce con un fine ed una morale ben precisi, “una terapia d’urto” per spiegare ad Alessandro, o a chi come lui, che forse è meglio essere obbedienti e cercare di comportarsi bene altrimenti la vita riserverà amare sorpreseLA





-STREGA BEA: essere diversi, soprattutto per i bambini e gli adolescenti, è difficile e a volte è un grosso peso da trascinare (e qualcuno a volte non ce la fa), non bisogna arrendersi e nemmeno cercare di uniformarsi ed essere ciò che non ci appartiene, con forza e pazienza troveremo il nostro posto facendo delle peculiarità che ci contraddistinguono un punto di forza! E con i miei capelli ne so qualcosa!



-ALEXANDER & MARTINE: è un Hansel e Gretel moderno in cui ancora una volta i protagonisti ed eroi indiscussi sono i bambini mentre genitori, natura e cattivi fanno da contorno.


  • -I GRIGI: in un mondo grigio, in cui si spendono molto denaro e molte energie per cercare la felicità, la genuinità e la semplicità, scopriremo che basta rallentare il ritmo frenetico di tutti i giorni (che oramai non risparmia neppure i bambini), osservare, annusare e ascoltare, VERAMENTE, noi stessi e ciò che ci circonda per trovare tutto ciò di cui abbiamo bisogno.  

  • MARTINA E IL LUPO FASHION: è la versione rivisitata e corretta di Cappuccetto Rosso; protagonista assoluta è Martina, un’impavida e brillante (in tutti i sensi) bambina.-

  • FAVOLA: è la versione fiabesca e divertente di una vera storia d’amore che dura da 20 anni

  • LA CASA COL GELSOMINO: parla di una casa vera con un enorme cespuglio di gelsomino dal profumo intenso ed estasiante, che ha accolto diverse generazioni di una stessa famiglia e di come i ricordi in essa contenuti debbano essere tramandati di padre in figlio, perché la storia di ognuno di noi è importante per il futuro, arricchisce l’anima e fa bene al cuore; dell’amore per una terra trasmessa dai genitori ai figli e della gioia di vivere rappresentate da una generosa pianta rampicante dai fiori candidi che nello spazio di terra grande come un fazzoletto per il naso ha saputo crescere rigogliosamente.

IL PRINCIPE D’ORIENTE: questa fiaba dai toni orientali è stata ispirata dal profumo aromatico e dal gusto morbido del cous cous (che noi per cultura familiare amiamo e conosciamo). L’eroe indiscusso è Al (che sta per Alessandro), che non ha il fisico di Rambo, che ha paura e non teme di dirlo, e che oltre al coraggio dimostra intraprendenza ed astuzia. C’è mistero e ci sono incontri spaventosi. Questa fiaba vuole dimostrare che non è necessario rimanere incatenati ad un ruolo o ad una professione perché la famiglia, la posizione sociale, o gli eventi della vita ce lo impongono ma che impegno, intelligenza e testardaggine ci possono portare lontano, insomma VOLERE E’ POTERE!


  • -ALESSANDRO RE: questa fiaba parla di Alessandro, bambino prepotente e disobbediente che dopo essere stato sgridato e punito per l’ennesima volta desidera fortemente di diventare re, così potrà fare finalmente tutto ciò che desidera senza nessuno a comandarlo ma…forse scoprirà che non è sempre bello fare quello che si vuole e sovvertire le regole!

  • LA STREGA MADRINA: racconta che l’amore può sbocciare anche tra persone diversissime, che è bello voler bene e condividere momenti e passioni con qualcuno e che l’istinto materno, se scaviamo infondo all’anima, c’è in ognuno di noi.

  • LA NUOVA VITA DI CENERENTOLA: abbiamo immaginato cosa poteva essere successo “dopo”, puntando sul fatto che forse la “vita da fiaba” non è poi così interessante o bella e che forse è meglio accontentarsi di quello che si ha, basta solo guardarlo con occhi diversi e comportarsi nel in modo differente per far si che le cose girino per il verso giusto.

  • FIABA AL CONTRARIO: ispirandoci al grande GIANNI RODARI abbiamo pensato di sconvolgere il mondo incantato delle favole come conseguenza di una colpa ben precisa: adulti e bambini leggono poco, non amano i libri e hanno poca immaginazione. Così il mondo della fantasia si deteriora e si scombussola. La soluzione sarà un toccasana per tutti: le fiabe ritorneranno in ordine e la gente si appassionerà di nuovo alla lettura nutrendo la mente e permettendo al mondo della fantasia di mescolarsi alla realtà rendendo quest’ultima più piacevole. N.B.: questa è, volutamente, l’unica delle nostre favole a finire con la formula “e vissero felici e contenti”


PICCOLE “CHICCHE”

Nomi e descrizioni dei personaggi non sono casuali ma assolutamente voluti; tranne i lupi cattivi e altre creature fatate (palesemente di fantasia) sono tutti veri ed esistenti (comprese la signora del miele, Luisa, Giovanni e le caprette o la signora Veronica arzilla 90 enne che sale al volo sulla sua bicicletta e che veramente beve l’acqua della fonte del paese); quasi tutti i luoghi menzionati nelle storie sono veri, compresi ovviamente Lumezzane (come non citarlo) e San Gallo. La valle descritta ne “i grigi” si trova a San Gallo, qui i grilli friniscono e le farfalle volteggiano, gli uccellini cinguettano e ciangottano, l’erba fruscia accarezzata dal vento e sprigiona profumi intensi, il mosto gorgoglia nei piccoli tini dai quali si spillerà ottimo vino per le fortunate famiglie con antiche tradizioni, le zucche maturano al sole e le cave del pregiato e immacolato marmo offrono sullo sfondo uno spettacolo insolito. Esiste la casa con il gelsomino, qui è nata nostra madre e noi ci abbiamo passato estati meravigliose, è veramente una vecchia casa ormai spoglia, perché abitata solo pochi giorni all’anno ma ricca di ricordi, ogni angolo ha una storia e ancora oggi gli spiriti di chi l’ha abitata e amata sussurrano nenie e aneddoti in dialetto siciliano a chi le vuole ascoltare; qui il profumo del gelsomino pervade l’anima e se ne impossessa, la generosa terra di trinacria fa il resto con il suo sole, la sua cultura alimentare, il mare e i venti a volte dispettosi e freschi e altre volte soffocanti e carichi di sabbia del deserto. Chiunque vi abbia passato una vacanza la ricorda con passione e ne sente il calore, Alessandro e Martina già la amano anche se per loro è più semplice poiché è parte della loro storia familiare, del loro dna , ne conoscono gli angoli più remoti e curano quella pianta meravigliosa che la contraddistingue e la rende così unica nel paese.

La copertina (disegnata da Antonella) raccoglie quanti più personaggi e luoghi possibili delle varie fiabe e, una volta che le si legge, ci si può divertire a scoprirli tutti (come in un gioco della settimana enigmistica).

Entusiasta delle fiabe di cui è protagonista Alessandro, che in quel periodo non aveva ancora 5 anni, ha contribuito alla realizzazione della copertina disegnando il retro (aiutato invece nella fase della colorazione).


La fiaba fa parte di noi, della nostra cultura, ha sempre intrattenuto gli adulti e i bambini influenzando anche gli altri generi letterari; insomma se ne osserviamo le caratteristiche (ossia, per citarne alcune, il lieto fine, il protagonista, l’antagonista, la morale nascosta) tutte le storie, e con storie parlo di saggi, racconti brevi o romanzi veri e propri, hanno una struttura analoga. Quando leggiamo una fiaba ai nostri figli spesso non sappiamo esattamente di cosa stiamo parlando, crediamo, infatti, di intrattenerli e di far trascorrere loro alcuni minuti divertenti, pensiamo di leggere cose studiate ed inventate direttamente per loro; in realtà, se ci riferiamo a quelle classiche, per lo meno, venivano raccontate durante i lunghi e duri lavori manuali, attorno ad un focolare, nelle aie o nelle stalle; non erano considerate, come ora, solo per bambini e rappresentavano una tradizione fondamentale, un punto di partenza della letteratura, una rappresentazione di antiche abitudini perse nei secoli nonché un divertimento per adulti e ragazzi di grande importanza per la vita della comunità. I fratelli Grimm sostenevano che le fiabe sono i resti dell'antica cultura unitaria del popolo e costituiscono una fonte preziosa per la ricostruzione della cultura antica che i popoli con con il trascorrere del tempo,hanno perduto.

Stiamo parlando di ciò che resta dei veri e propri riti di iniziazione per i giovani, di metafore della vita in tutti i sensi; spesso vicende poco piacevoli e per alcuni versi a dir poco truculente, in cui viene rappresentata la vita di tutti i giorni, si celebra la vita e se ne raccontano le difficoltà, spesso si parla di morte intesa come passaggio poiché rappresenta la fine della fanciullezza (morte del fanciullo) e l'inizio della vita adulta (nascita dell'adulto).

Forse non siamo a conoscenza che psicologi o psicanalisti del calibro di Freud o Jung abbiano “perso del tempo” per interpretare le fiabe, d’accordo entrambi che l’inconscio ci porta in questi mondi fantastici attraverso i sogni e la fantasia, per affrontare paure o situazioni più o meno sgradevoli; così, gli eroi non sono altro che i giovani che devono trovare la loro strada nel mondo e, gli orchi, le streghe e tutti gli orridi e cattivi personaggi poco raccomandabili, che ricoprono il ruolo dell'antagonista, rappresentano i fallimenti che, inevitabilmente, dovranno essere affrontati per vivere felicemente e realizzarsi o emanciparsi.

Leggere una fiaba a voce alta è un rito che molti di noi hanno perso; i bambini non sanno ascoltare perché non glielo insegnamo più; in questa società in cui tutto è “fast” si è persa la capacità di ascoltare, i genitori non ascoltano i figli e i bambini non ascoltano i genitori, gli amici o gli insegnanti e, da adulti è probabile che non ascolteranno nemmeno il prossimo, il compagno o la compagna, il datore di lavoro o i familiari. Ascoltare è fondamentale, per relazionarsi con gli altri, per imparare meglio, per vivere meglio; ascoltare se stessi e chi si ci circonda ci rende migliori e più aperti alla conoscenza.  

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