Le fotografie della pagina Meteo sono di

 Remo Piccinotti

Remo Piccinotti  di professione  progettista meccanico, grande appassionato  di meteorologia . Dispone di numerosi dati relativi al clima  del  territorio Botticinese  e Bresciano da lui raccolti ed archiviati  negli ultimi 35 anni e cura questa pagina . Tutti i dati riportati sono comunque frutto di raccolta personale e empirica. Non hanno pretesa di ufficialità.


                        Seleziona l' argomento di tuo interesse


ALLERTE E NON ALLERTE


E’ bastata una settimana per dimostrare quanto mi lasciavano perplesso le polemiche sulla mancata allerta in Liguria in occasione dell’alluvione della settimana scorsa.

Questa settimana a Roma è stata lanciata l’allerta per una situazione “Senza precedenti” come ha ben spiegato il sindaco. Risultato: scuole chiuse, traffico ridotto, turisti scomparsi, locali e musei deserti. Si parla di un danno economico che per certi esercizi ha sfiorato il 70% del fatturato giornaliero.

E la situazione meteo senza precedenti? Niente di più del solito temporalone che ha sempre messo in crisi e sempre la metterà, Roma. Qualche albero caduto, i soliti sottopassi allagati e una stazione nuovissima e non ancora ultimata allagata. E qui ci sarebbero discorsi da fare che con la meteorologia non c’entrano nulla.

Naturalmente subito sono scoppiate le polemiche in senso contrario, cioè per un’allerta che non serviva.

Contemporaneamente però a Ostia lido il nubifragio si è abbattuto con particolare violenza, a sud e a nord di Roma il vento, la grandine e la quantità di pioggia hanno creato situazioni ben più pericolose. Sarebbe interessante sapere visto che nessuno ne ha parlato, se quelle zone fossero state allertate.

Che insegnamento potremmo sintetizzare da questo gioco delle allerte?

1-    Dare un allerta è una grossa responsabilità, perché le persone sole, deboli, fragili, anziane, malate vivono queste notizie con un’ansia incredibile.

2-    La prefettura e il Comune che lancia l’allerta si mette a posto da un punto di vista formale, ma lo fa pagare in modo pesantissimo alla comunità, alle tasche pubbliche e private.

3-    Se realmente un’allerta venisse presa sul serio, è molto probabile che nella maggior parte delle circostanze, sarebbero più le vittime create per il panico, incidenti, infarti da paura, che non le vittime evitate per il nubifragio

4-    L’allerta NON FUNZIONA MAI per una località particolare ma può funzionare solo come monito di potenziale calamità per una zona più vasta.

Fino a prova contraria la natura in questi casi riesce ancora a sorprendere tutte le previsioni nel breve raggio di pochi km.

 

Ecco perché bisogna imparare a tenersi aggiornati, a non sottovalutare quando più mezzi di informazione preannunciano una forte perturbazione. Si può stare certi che da qualche parte qualcosa di grave succederà. Ormai in questo le previsioni sono abbastanza attendibili. Per il resto, signori miei, io dico sempre: guardare il cielo e fiutare l’aria, come facevano i contadini quando dovevano portare al riparo il fieno o gli animali.

Vedere lo spettacolo di decine di inviati speciali, che in diretta, sotto un ombrello, parlavano e enfatizzavano il nulla per giustificare la loro presenza è veramente situazione di cui vergognarsi.


PREVENIRE L'ALLERTA METEO. INFORMAZIONE E RESPONSABILITA' INDIVIDUALE.

Da
un paio di giorni i siti meteo presentano cartine sinottiche che descrivono l'ingresso sull'Italia di una profonda onda ciclonica nei primi giorni della prossima settimana. In modo particolare martedì  e mercoledì 4 e 5 novembre.
Se in qualche occasione abbiamo letto le statistiche meteo dell'intero secolo scorso, dovremmo ricordare che le più catastrofiche alluvioni italiane si sono verificate proprio e in questi giorni.
Quindi questo dovrebbe essere un monito già di per sè.
Dopo parecchi giorni di tempo stabile e soleggiato, l'alta pressione che ci protegge verrà divisa in due da una depressione che dal nord Atlantico si getterà nel Mediterraneo. Sono ancora da stabilire la traiettoria esatta, il grado di penetrazione verso il nord Africa e la velocità di spostamento della stessa verso est, quindi mancano ancora numerosissimi elementi per capire quali saranno esattamente i punti più esposti e in che misura. Limitiamoci però a tenere in considerazioni i punti fondamentali.
1- Sicuramente la perturbazione arriverà e sarà intensa.
2- Sicuramente i fenomeni si esalteranno nel momento in cui le correnti fredde nord'atlantiche si scontreranno con la superfice ancora molto calda del mar Tirreno.
3- Sicuramente vi sarà un forte richiamo di aria calda e molto umida dal nord africa che peggiorerà lo scontro con l'aria fredda.
4- Sicuramente la catena appenninica e alpina esalteranno ulteriormente i fenomeni nelle zone sopravvento,
5- Sicuramente l'ex alta pressione divisa in due stazionerà a ovest e a est dell'Italia approfondendo e rallentando (poco o tanto) la depressione.

In una situazione simile a tutti coloro che risiedono in zone a rischio di: Liguria, alto Piemonte, nord'Ovest della Lombardia (Lecco, Como, Varese in particolare), alta Toscana (versilia, pisano), costa laziale e dell'alta Campania, e infine prealpi friulane, è fatto d'obbligo tenersi aggiornati e premunirsi di non lasciarsi sorprendere nelle situazioni più strane come sempre leggiamo nei fatti di cronaca.
Certamente la protezione Civile lancerà degli allarmi locali nei giorni precedenti (domenica e Lunedì).
Però capite bene che non si può dare un allerta a mezza Italia perchè in alcuni punti critici avverranno esondazioni.  A secondo della velocità e della direzione dei venti i fenomeni potrebbero variare di parecchie decine di chilometri.
Facciamo un esempio locale: se fosse data un allerta grandine per la provincia di Brescia, tutti i comuni sarebbero a rischio, però quando leggiamo le cronache scopriamo che una volta ha grandinato a Cellatica, un'altra a Gussago, un'altra ancora a Prevalle e Gavardo, un'altra nei paesi del basso Garda.
E questo NON E' PREVEDIBILE DA NESSUNO! Spero di essere stato chiaro.
Sta al buon senso di ogni genovese non farsi sorprendere in automobile sulle sponde del Bisagno o negli stessi scantinati già allagati il mese scorso. Sta ai piemontesi di Biella o Ivrea non farsi sorprendere con la canna da pesca in mano sugli argini dei fiumi e torrenti locali. Sta ai pisani o ai livornesi non farsi sorprendere in auto nel sottopassaggio all'arrivo della bomba d'acqua.

Sembrano osservazioni assurde, eppure la maggior parte delle vittime avvengono in questo modo stupido. Stupido perchè generalmente accadono dopo ore di intensa pioggia.
Detto questo ci auguriamo che tutto vada per il meglio e, come spesso accade, la perturbazione si riveli meno intensa del previsto. Inoltre da parecchi giorni non piove, quindi il terreno è facilitato ad assorbire l'acqua, così come i laghi e i fiumi.




CERCHIAMO DI TOGLIERE DALLA CONFUSIONE UN NOSTRO LETTORE:

DIREZIONE DELLE NUBI E PRECIPITAZIONI.

 

Il nostro lettore ci pone un quesito curioso e interessante che, probabilmente ognuno di noi, guardando il cielo, ha notato più volte, specialmente durante i temporali e durante le piogge da perturbazione.

Giustamente il lettore dice: “So che generalmente le perturbazioni arrivano da ovest. Perché invece vedo spesso le nuvole che si muovono da sud verso nord, oppure addirittura arrivano da est e vengono a sollevarsi contro la Maddalena e il monte Dragone? Da che parte va la perturbazione?

Cominciamo col dire che, nell’emisfero nord, le perturbazioni portatrici di pioggia arrivano quasi sempre (19 volte su 20) da Ovest. Questo è dato dalla rotazione terrestre che, ingenera uno spostamento verso est e una rotazione antioraria delle depressioni. Quella volta su 20 in cui avviene il contrario è semplicemente perché una depressione sta aggirando un’alta pressione ed è quindi una ritornante. Lasciamo perdere questo caso complesso che al momento esula dal nostro discorso.

Una perturbazione è formata da tanti tipi di nubi: i Cirrostrati che sono quelle più alte e sottili, si trovano ad altezze medio alte (5-9mila metri) e viaggiano veloci, solitamente trasportate dalle correnti a getto e sono ricche di cristalli di ghiaccio.

C’è poi il corpo più consistente della perturbazione, formato da Cirrocumuli, Altocumuli e stratocumuli.

Infine c’è la parte più bassa , quella da cui scaturisce la pioggia ed è quella che da l’aspetto grigio, uniforme, compatto al cielo. Si chiamano Nembostrati e generalmente arrivano anche a soli 1000, 1500 metri d’altezza.

Un discorso a parte merita il cumulonembo, cioè la nuvola temporalesca. Questo è il vero e proprio Tirannosauro-rex delle nubi. Solitamente si forma e si muove solitario generando i temporali, parte molto in basso, ma la sua sommità può arrivare a 13000 metri, dove si formano le grandinate di grosse dimensioni. Quando le perturbazioni sono intense, con accesi contrasti tra aria calda davanti al fronte e aria molto fredda al seguito, ecco che i cumulonembi si formano e viaggiano, affogati e quasi invisibili, dal basso, all’interno degli strati nuvolosi del sistema perturbato.

Se avete guardato a volte le animazioni che mostrano l’avanzare di un sistema nuvoloso, avrete notato la forma quasi sempre arcuata e spesso a uncino della nuvolosità. Il movimento di questo sistema è complesso.

Osservandolo tutto insieme, possiamo notare che il suo spostamento, principale, ma lento, è da ovest verso est.

Però se entriamo nel dettaglio, vedremo che al suo interno, i corpi nuvolosi si formano, si dissolvono, si staccano, poi si ricompattano, ma tutti si spostano da sud verso nord ruotando in senso antiorario. Quindi un doppio movimento.

Ed ora veniamo alla risposta del nostro quesito: perché vediamo alcune nubi più basse che vengono da sud est, o da est?

Due sono i fattori. Il principale è il fatto che in una perturbazione i venti, a livello del suolo arrivano e si sollevano in senso contrario al fronte, vengono praticamente aspirati in senso antiorario davanti al fronte che avanza. Poiché sono in atto delle precipitazioni, queste scontrandosi con i venti caldo umidi generano delle nubi, quasi delle nebbie, molto basse che per forza di cose seguono la direzione dei venti che le hanno generate.

Se però noi ci mettessimo a osservare il cielo vicino a un punto fisso, esempio un campanile o un traliccio, in un momento in cui possiamo vedere le nuvole più alte, quelle che sembrano quasi ferme, in realtà vedremo che pur vedendole provenite da sud, alla fine il loro è un lento traslare verso est.

Quelle basse che vengono invece da est ci sembrano molto veloci perché sono vicine al suolo e anche perché i venti caldi aspirati dal fronte sono sempre intensi.

Questa dinamica la si vede molto bene nelle classiche perturbazioni autunnali, mentre sta piovendo e soprattutto quando soffia lo scirocco.

Lo scirocco non è altro che un intenso canale di aria calda messo in movimento e aspirato in senso contrario alla perturbazione. Più è intenso e più la perturbazione si arriccia, si rinvigorisce, ma rallenta fino quasi al punto di retrocedere. Ecco perché continuiamo 24-36 ore a vedere solo nubi che arrivano da est o sud –est.

Un secondo aspetto importante che qui da noi esagera, e a volte rende quasi incomprensibile il fenomeno, è il fatto che siamo in una scodella orografica chiusa dalla Maddalena a ovest e dal Dragone a nord, per cui i venti imprimono alle nubi basse delle rotazioni abbastanza strane.

Consiglio chiunque voglia capire bene questi aspetti di osservare bene le immagini in movimento di Meteosat.

  http://www.bresciameteo.it/Satelliti-e-Radar/satelliti-e-radar.html 

E’ necessario osservare più volte, magari nell’arco di un paio di giorni, quando una perturbazione si avvicina, poi ci raggiunge e poi se ne va verso nord est, o sud est, a secondo di come è posizionato il suo fulcro rispetto a noi.

Concludo augurandomi di essere stato chiaro, per quanto possibile su fenomeni così complessi, e che il nostro lettore abbia dipanato i suoi dubbi.

Remo Piccinotti


oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo



ALLUVIONI, ALLERTA METEO, SUPERFICIALITA’ E STUPIDITA’
.


Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza su alcuni aspetti di cronaca che nei giorni scorsi ci hanno mostrato situazioni drammatiche e al contempo polemiche stupide o volutamente strumentali.

L’allerta Meteo è un bollettino emanato dalla Protezione Civile.

La Protezione Civile si allerta su segnalazione del servizio Meteorologico dell’Aeronautica e avvisa i Sindaci dei comuni a rischio.

Ogni regione Italiana ha un proprio centro per l’allerta Meteo.

 http://allarmi.meteo-allerta.it/

Detto questo è spontaneo chiedersi perché ogni stagione, ogni anno, si verificano tragedie quasi sempre negli stessi comprensori geografici o addirittura negli stessi paesi o città.

Scontato che ormai i siti internet e le TV, private o di stato, traboccano di colonnelli e di meteorine, come è possibile che siamo sempre allo stesso punto?

Alla Protezione Civile non sono in grado di capire quando è il momento di allertare?

Perché i sindaci intervistati dopo l’ennesima disgrazia dicono sempre. “Nessuno ci ha avvertiti”?

Cosa accadeva 30, 40 anni fa, quando i mezzi di comunicazione erano molto meno diffusi e tempestivi e i satelliti fornivano immagini e dati degli ammassi nuvolosi, ridicolmente inferiori e approssimativi rispetto ad ora?

Conscio che ci vorrebbe una settimana per rispondere in modo esaustivo a tutti i quesiti, vediamo di fare una sintesi degli aspetti determinanti.

Innanzi tutto diciamo che i vari siti meteo che abbondano in internet sono sempre i primi e i più incisivi nel prevedere a distanza di qualche giorno le potenziali zone a rischio fenomeni alluvionali. Cito i più diffusi: 3B METEO, RADAR METEO- GIROVAGHI, METEO GIORNALE, METEO ITALIA, ma ne potreste trovare cento altri.

C’è però un problema: questi siti vivono di pubblicità, vivono di audience, quindi devono per forza trovare degli espedienti per incuriosire, per attirare i contatti. Purtroppo troppo spesso puntano sul sensazionalismo: «Ondata di gelo lanciata verso l’Italia…» «Un bolide di aria polare farà precipitare le temperature…» «Un ciclone si avvicina al Mediterraneo con violentissimi temporali e alluvioni..»

Va tutto bene, la previsione quasi sempre è azzeccata nella dinamica, semplicemente spesso ci sono grossissime esagerazioni, volutamente cercate con titoli roboanti per attirare il lettore. La storia dell’al lupo, al lupo! La conosciamo tutti. Se fanno trenta volte all’anno annunci di questo tenore e poi tutto si risolve con normali, sia pur intense perturbazioni, non saranno più ascoltati con credibilità.

L’aeronautica militare che gestisce ufficialmente le previsioni è molto più fredda, più razionale, sicuramente più affidabile. Quando l’allerta è lanciata da un colonnello dell’Aeronautica nelle previsioni serali, vuol dire realmente che bisogna tenerlo in grande considerazione. Però anche qui c’è un difetto. Gestendo le previsioni su larga scala a livello nazionale, non possono per ovvie ragioni segnalare le criticità che potrebbero manifestarsi in un luogo specifico, con un territorio tanto complesso come il nostro. Sicuramente se l’aeronautica dice che è in arrivo un profondo vortice, con annessa una forte perturbazione, che il richiamo di venti sciroccali sarà molto intenso e che le regioni sovraesposte avranno precipitazioni abbondanti con possibilità di nubifragi locali, si può star certi che in quelle zone qualcosa accadrà.

Qui entra in campo il ruolo della protezione civile regione per regione che dispone della mappatura di tutte le zone critiche, dei torrenti a rischio, delle frane in corso ecc. ecc. Però la Protezione civile ha anche una grossa responsabilità: quando lancia un allerta per una determinata zona, mette in moto un meccanismo molto complesso.

Allertati i sindaci e questi, perché l’azione sia efficace, dovrebbero far evacuare le zone a rischio, quindi significa mandare le forze dell’ordine, obbligare i cittadini a trovare riparo in una postazione di emergenza o da parenti ecc. ecc. Ma soprattutto devono allertare gli anziani, gli infermi. Capite bene perché la protezione civile non può scatenare il panico 10 volte all’anno sapendo che una volta l’alluvione ci sarà davvero. Non sarebbe più credibile e ascoltata. Soprattutto a volte può provocare più vittime un panico inutile rispetto ad un saggio atteggiamento di attenzione e di prevenzione nel luogo in cui ci si trova.

Qui entra in campo il ruolo degli amministratori locali, cioè i sindaci che dovrebbero conoscere bene nel loro territorio quali sono i punti critici, gli alvei a rischio, i torrenti che dopo 1 ora o 2 ore di pioggia intensa esondano sempre nello stesso punto.

Ma noi cittadini, dove siamo? Cosa facevano i nostri nonni che non avevano nessun colonnello che li avvisava?

Avevano semplicemente il polso del proprio territorio, avevano rispetto e paura dello scatenarsi della natura, capivano qual era il momento in cui mettere al riparo persone e cose e poi quando ritirarsi in zona sicura e aspettare.

Su You tube si possono vedere filmati allucinanti, di persone che con totale disprezzo del torrente che sta per sfondargli la casa resta sul sagrato a guardare, come allocchi, come se fosse un gioco, come se la cosa non li riguardasse. Automobili che tentano di attraversare il sottopassaggio mentre si sta allagando, gente che scherza sul ponte con l’acqua che sta ormai per invaderlo. Provate ad andare su You Tube e digitate “Torrenti che straripano” e fatevi un’idea vera dell’imprevedibilità di certe situazioni, della forza in gioco, della velocità di certi eventi.

Io mi stupisco che siano così poche le vittime in questi casi.

Non stiamo adesso ad aprire il discorso del perché certi torrenti, come il Bisagno nel caso di Genova siano stati “avvolti” dalle abitazioni con una faciloneria sconcertante. Sarebbe una parentesi nella peggior italianità e mala amministrazione che tutti possiamo immaginare. Però mi fa male sentire, dopo ogni disastro queste interviste pietistiche in cui ognuno dice di non sapere, di non essere stato avvisato, di non immaginare che sarebbe potuto accadere.

Quando cadono 300 mm di pioggia in 24 ore, nessuna zona critica può reggere. Chi ci abita deve avere già una strategia perché prima o poi l’irreparabile accade. Oltretutto sono quasi sempre le stesse le zone più esposte. Molti di noi non hanno idea di cosa siano 300 mm in 24 ore. Credete che se accadesse a Botticino dove non ci sono fiumi, non ci sono grossi torrenti, ce la caveremmo senza danni? Sapete quanti mm di pioggia erano caduti in quel paio di circostanze in cui la zona del Molinetto e la zona di pianura di Botticino sera si erano allagate? Una volta 130 mm e un’altra poco meno di 150. Se ne cadessero 300 in 24 ore tutta o quasi la pianura agricola di Botticino si allagherebbe, il torrente che scende da Santa Lucia, il Rì, dalla valle della menga, le vallette che attraversano la strada da San Gallo a Serle creerebbero ingenti danni, il naviglio in località Sant’Eufemia esonderebbe sia a nord che a sud. E nessuno ci allerterebbe per questo. E’ il nostro buon senso, la nostra memoria storica che ci deve suonare un campanello d’allarme. E’ la stessa saggezza con cui il valligiano dice: “Dove la valanga è caduta una volta quando ero piccolo, prima o poi cadrà ancora; lì non si deve costruire”.

C’è al giorno d’oggi una diffusa mentalità di trasformare tutto in un gioco, in uno spettacolo. Dobbiamo ricordare che la natura quando si scatena non lo fa a beneficio dei giornalisti televisivi e del patetico o ridicolo servizio che quasi sempre ne esce.

Gli eccessi della natura si contrastano e si domano solo con la cultura, con la conoscenza del passato e con il rispetto della fisiologia del territorio.