A proposito di polveri sottili (pm10)

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 Remo Piccinotti

A proposito di polveri sottili (PM 10) Così è chiamata quella miscellanea di particelle sottilissime e invisibili a occhio nudo che galleggiano nell’aria e che noi respiriamo a ogni passo. C’è di tutto: spore, parti organiche, polveri di ogni genere e soprattutto metalli volatilizzati dalle combustioni ad alta temperatura, che sono i più nocivi. Anzi, noi chiamiamo polveri sottili le PM 10, ma ancora più sottili e pericolose sono le PM 2,5 che riescono a penetrare più a fondo nei nostri polmoni e nel sistema circolatorio. Non siamo medici e quindi non addentriamoci ad analizzare il danno subito dai vari organi; diciamo solo che sono dannose e basta. Giustissimo porre con decisione il problema di ridurre al minimo le emissioni inquinanti di ogni genere e soprattutto di tutelare le aree maggiormente frequentate dai bambini che possono subire i danni maggiori e permanenti. Dobbiamo comunque imparare a dare il giusto peso a ogni cosa evitando di fare delle vere crociate in una sola direzione e ignorare completamente altri fattori che risultano altrettanto, se non maggiormente responsabili dei danni alla nostra salute. Troppe persone si accalorano parlando di scarichi di automobile, dei camini delle fabbriche, dei dieci alberelli più o meno piantati nel parco vicino e poi, tranquillamente, senza che nessuno li obblighi, si ingozzano di cibi grassi, di super alcolici,di pacchetti di sigarette, di vita statica e sedentaria che alla fine sono causa infinitamente superiore di danni alla salute e di un maggior numero di vittime. Dove si concentrano prevalentemente le polveri sottili? Nelle zone densamente urbanizzate, dove il traffico è più intenso, nei primi due metri dal suolo, cioè dove noi respiriamo, quando la temperatura è bassa e in assenza di vento. Se guardassimo l’atmosfera dall’alto è come se mettessimo la testa dentro un sacchetto pieno di inquinanti. Che cosa possiamo fare di più di quanto già facciamo per difenderci? Io credo ben poco. Le varie forme di blocco del traffico, le mascherine davanti alla bocca, il saper evitare i punti e gli orari critici serve ed è prudente attuarli per evitare quelle situazioni limite che si verificano dopo giorni e giorni di atmosfera stagnante, fredda e nebbiosa. Ma a fare la differenza sono le condizioni meteo. Tutte le automobili del mondo, tutte le fabbriche e tutti i riscaldamenti del mondo spenti, non faranno mai la differenza della qualità dell’aria di una bella perturbazione con pioggia, neve e vento. Ricordate i mesi di novembre con cielo sereno, nebbia al mattino e aria immobile? Ricorderete anche che in quelle condizioni le centraline dell’ARPA di Rezzato e di Brescia segnavano ogni giorno valori altissimi di PM10 (70/100/120, fino a 160 o 180 microgrammi per metro cubo, quando il limite massimo tollerabile dovrebbe essere 50. Si arrivava spesso a metà novembre che già scattavano le ordinanze di blocco eccetera, eccetera. Ho provato spesso a comparare due giornate successive meteorologicamente identiche, una col traffico e l’altra col blocco. La differenza, generalmente era la seguente: con traffico 150 microgr. con blocco 115microgr. Oppure: con traffico 90, con blocco 65. Certo sono differenze sostanziali, ma che se dovessero essere attuate ogni volta impedirebbero alla nostra società, al nostro sistema di vita così come è concepito, di esistere. Confrontiamo ora con la situazione del mese di novembre che stiamo vivendo. Nella maggior parte delle giornate le centraline non hanno nemmeno rilasciato il dato perché ininfluente, altri giorni abbiamo avuto 7, 8, 15 , 25, 35 microgrammi. Solo in una o due circostanze si sono sfiorati i 50 microgr. Dal punto di vista dell’inquinamento questo è stato un novembre fantastico e forse, purtroppo irripetibile, ma è servito a dimostrare come siamo piccoli e impotenti di fronte alle forze messe in gioco dalla natura. Giusto quindi preoccuparci della nostra incidenza sull’equilibrio del clima e dei mutamenti che potremmo provocare con le attività umane. In fondo imparare a vivere nel rispetto dell’ambiente è educante e positivo, ma non montiamoci la testa. Non sarà questo a salvarci. Contrariamente a quanto tentano di farci credere le lobbie che negli ultimi anni cavalcano l’eccesso di ecologismo ad ogni costo, l’anello debole non è la terra, ma siamo noi. Quindi, facciamo quello che facciamo, ma per salvare noi stessi, senza la presunzione di voler salvare il mondo, perché non siamo minimamente all’altezza di questo ruolo. E auguriamoci ogni giorno che il meteo resti dinamico, vario, ventilato e piovoso nel giusto.